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Il Diario di Dawid Rubinowicz

Dawid Rubinowicz aveva dodici anni quando iniziò a tenere questo diario, nel 1940. Krajno è decisamente troppo lontana da qui, per immagin...

Dawid Rubinowicz aveva dodici anni quando iniziò a tenere questo diario, nel 1940. Krajno è decisamente troppo lontana da qui, per immaginarla, ma sforzatevi un attimo e visualizzate la campagna polacca, la neve, una piccola città di contadini. Un ragazzino biondo dai lineamenti slavi che decide di scrivere su un quaderno tutto quel che accade. No, non c’è poesia nelle sue parole, nè introspezione, questo non è un romanzo e Dawid non è uno scrittore, ma quelle pagine riempite in momenti rubati alla vita sono l’unica cosa che abbiamo di lui. Quando i tedeschi occuparono il suo villaggio, sapeva cosa sarebbe successo? Sentiva l’odore della morte, come un animale braccato? No. La famiglia Rubinowicz non sapeva come sarebbe finito il diario del figlio. Interrotto all’ultima riga il 1 giugno del 1942, tre mesi e mezzo prima che gli abitanti di Bodzentyn, la cittadina in cui gli ebrei dei dintorni erano stati portati, furono condotti a Trblinka e lì sterminati. E niente, Dawid, la storia finisce così,  noi conosciamo la fine già prima di leggere la tua prima pagina. Non lo so perchè è toccato a te, e a me no. Perchè a me tocca di scriverne? Perchè tu hai scritto? Se non lo avessi fatto non ci sarebbe questo momento, questa frase. Ce ne sarebbero altre. Ha senso, questo? Mi sono sentita te solo una volta, leggendoti, quando parlavi di tuo padre, portato in un campo di lavoro. Ti disperavi per non avergli dimostrato di più (Con le parole? Con i gesti?) quanto gli volevi bene. Quanto ci somigliamo, tutti, no? Le tue parole sono così semplici che è stato difficile sapere bene cosa è successo dopo l’ultima pagina. Posso immaginare tutto, fino alla fine, fino al tuo ultimo respiro. Proprio per questo ho voluto cambiare la verità, per una volta sola, e inventare per te un finale diverso. Nessuno ti ha portato alla stazione di Suchednìow, non sei mai arrivato a Treblinka il 21 settembre alle 11.24. Non sei morto in una camera a gas. Tu, Dawid, te ne stai seduto davanti al camino e aspetti la cena, sorridi ai tuoi nipoti che giocano sul tappeto. C’è ancora la casa, la latteria della tua famiglia. E tutto va bene, tutto è bello, fuori nevica, c’è ancora speranza. A cura di Erika Silvestri

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