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ALCAZAR di Gianni Clementi in scena a Roma

Regia di Luca Pizzurro, con Gianfranco D'angelo e Patrizia Pellegrino Al Teatro Manzoni (Roma) dal 26 gennaio al 21 febbraio 2016 L'...

Regia di Luca Pizzurro, con Gianfranco D'angelo e Patrizia Pellegrino Al Teatro Manzoni (Roma) dal 26 gennaio al 21 febbraio 2016
L'Alcazar è un teatro di varietà di terzo ordine. Ma il suo significato, in spagnolo vuol dire anche  fortezza. E nei momenti di pericolo cosa si fa in una fortezza? Ci si barrica dentro. La fortezza diventa rifugio. Ed è proprio in un rifugio antiaereo, nella Roma del ’43/44, che una scalcinata compagnia di varietà, fra un bombardamento e l’altro, è costretta a preparare il nuovo spettacolo. Due ballerine, non più di primo pelo ed in perenne conflitto, l’improvvisato impresario e sua figlia, colpita dalla sfortuna nel corpo e nell’animo, un ballerino, di incerta inclinazione sessuale, un operaio, inventato ballerino per l’occasione, e l’Attore, con la “A” maiuscola, affamato ma ricco di charme. La fame, la crudeltà e l’orrore della guerra si consumano quotidianamente alla luce del sole: gli Americani sono sbarcati ad Anzio ormai e i bombardamenti sono sempre più fitti. La crudeltà dei Tedeschi cresce esponenzialmente all’avvicinarsi dell’epilogo. Ma in quel luogo non c’è posto per la morte. Per il gruppo di disperati, stare lì in quel rifugio a provare incerti passi di ballo o monologhi comici che non fanno ridere nessuno, o ragionare su come procurarsi, alla borsa nera, la cipria per il trucco, significa esorcizzare il concetto stesso di fine. Le gelosie, le invidie, ma anche la tenerezza e l’amore sono amplificati dalla claustrofobia del luogo, dando luogo a momenti di irrefrenabile comicità e struggente commozione. Il nome di Clementi è di per sé una garanzia: ha infatti firmato alcune tra le più belle commedie degli ultimi anni, conquistando il pubblico italiano e straniero. In “Alcazar” si ride e ci si diverte anche, e a dispetto forse, dell’orrore della guerra, della crudeltà dei tedeschi, della paura delle bombe e della fame. Davide Mele




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